Dove eravamo rimasti e dove bisogna andare

La prima seduta del Consiglio dei Ministri guidato da Mario Draghi ha visto una esplicita indicazione da parte del neopresidente sullo stile di comunicazione che l'esecutivo dovrà mantenere.

Da economista e da uomo delle istituzioni, il Presidente Draghi conosce bene il valore della comunicazione pubblica e istituzionale e quali possano essere le derive di una comunicazione ridondante, pervasiva, persino chiassona, soprattutto online.
Uno stile comunicativo che - è fortemente auspicabile - possa partire dalla missione della cosa pubblica e stimolare una rimodulazione e un riequilibrio tra narrazione della classe politica verso la comunicazione a favore dell'esercizio dei diritti dei cittadini, dai profili personali che fanno incetta di collegamenti connessi alla carica protempore verso una disintermediazione inclusiva che sappia coinvolgere anche, e soprattutto, le persone più fragili e meno attrezzate nell'esercitare i propri diritti civili. In un Paese con oltre 14 milioni di anziani il pensiero va anzitutto a loro e alle ragazze e ai ragazzi che vivono in territori ancora ai margini della digitalizzazione.
Il nuovo Governo, in maniera trasversale rispetto alle deleghe, ha una serie di dossier rilevanti che riguardano la comunicazione pubblica e istituzionale e che, se affrontati con decisione, possono rappresentare una occasione storica per restituire al rapporto di fiducia tra cittadini e istituzioni un contesto di normalità. Insomma, una vera rivoluzione.
Tra i temi che, alla vigilia della presentazione alle Camere del programma di Governo per ricevere la fiducia, ci paiono nelle corde dell'esecutivo Draghi, alcune delle battaglie di modernizzazione della PA portate avanti spesso in solitudine da "Comunicazione Pubblica" e che rappresentano un volano di innovazione resiliente e sostenibile, europea e qualificante.
Finalmente il Governo Draghi parla di transizione digitale e questa è la miglior premessa per il superamento dell'abbaglio dell'uso dei social come panacea per la relazione tra cittadini e istituzioni. Con l'aiuto di una persona competente come Vittorio Colao il Paese può uscire dall'equivoco facilone di confondere un like con una customer satisfation, una connessione con una relazione, un hashtag con un processo di engagement comunicativo.
Finalmente il nuovo Governo, dalla spiccata – e si spera generalizzata e solida – vocazione europeista, avrà la possibilità di sostenere azioni di integrazione della cittadinanza europea attraverso i driver di una comunicazione pubblica e istituzionale da mettere concretamente al servizio del processo di costruzione della casa comune europea in cui vi sia la libera circolazione dei diritti oltre che di merci, persone e servizi.
Il rinnovo dei contratti collettivi nazionali del lavoro per diverse categorie, scaduti ormai da alcuni anni, porta con sé l'introduzione dei profili del comunicatore pubblico e del giornalista istituzionale mettendo fine a una giungla ventennale figlia dell'applicazione disomogenea della normativa sulla comunicazione e sull'informazione nella PA. Regole da applicare in maniera trasparente e trasversale – frutto di un lavoro quotidiano condotto in raccordo con le rappresentanze sindacali e con l'Aran - costituiscono una opportunità per mettere al riparo decisori pubblici dalla attivazione di bandi e concorsi dai contenuti fantasiosi, sistematicamente impugnati, se non addirittura dalla tentazione di creare soluzioni di abbrivio esulanti il processo concorsuale per l'accesso ai ruoli della PA. E tutto questo, a normativa vigente.
Il Ministro per la Pubblica Amministrazione, Renato Brunetta, è uomo di esperienza e di capace incisività, profondo conoscitore della macchina della PA e consapevole che molte iniziative avviate un decennio fa in occasione del suo Dicastero, potranno vedere la luce a favore della qualità delle performance dei dipendenti pubblici solo se saranno accompagnate da un processo premiante delle competenze e dei percorsi formativi e di aggiornamento coerenti con il sistema europeo delle professioni e in raccordo con il contributo delle università che negli anni hanno sfornato laureati carichi di conoscenze e di motivazione civica.
Rispetto a dieci anni fa il Ministro Brunetta potrà contare su una generazione di comunicatori pubblici formati, ancor più competenti e con un profondo senso delle istituzioni, la cui qualificazione professionale è documentata secondo il principio del riconoscimento tra pari e di un turn over nella PA di portata epocale che supera i 400.000 dipendenti nei prossimi anni.
Come comunicatori pubblici siamo pronti a sostenere tutte le iniziative utili a consegnare alle cittadine e ai cittadini una Pubblica Amministrazione innovativa, inclusiva, generativa sostenibile. È questo l'investimento della comunicazione pubblica del futuro ed è lì che vogliamo andare. È lì che bisogna andare.